I momenti che hanno definito il 2009

Dopo i bagordi a metà fra un decennio e l’altro ed augurando buon anno, cestistico ed oltre, ai miei pochi ma buoni, traccio una linea sul 2009 e vado alla ricerca di quei momenti che forse non tutti ricorderanno, ma che sono stati i veri motivi delle grandi conquiste, o delle grandi delusioni, sui 28 metri di quest’anno solare, a tutte le latitudini. Facile trarre un bilancio dei principali eventi del basket professionistico di questo ultimo anno.
Il 3 maggio il Panathinaikos di Obradovic torna sul tetto d’Europa; il giorno successivo King Lebron vince il suo primo (e, presumibilmente, non ultimo) premio di MVP. Il meritato trionfo dei Lakers è datato 14 giugno, quello scontato di Siena il 16. La Fortitudo retrocede prima il 10 maggio sul campo, poi il 18 luglio negli uffici Fip; il 20 settembre è invece un giorno di gioia per la Spagna e per coach Scariolo, dominatori dell’Europeo. A livello individuale, come scordarsi del 14 novembre quando Jennings ne spara 55, mentre l’ultima impresa annuale è ancora del 23 da Akron, che nel giorno del suo venticinquesimo (sì sì, venticinquesimo) compleanno, il 30 dicembre, affossa dei grandi Hawks con 48 punti.
Ma, ripeto, così è troppo semplice, e soprattutto poco interessante per chi segue sempre le traiettorie della spicchia e possiede una memoria appena decente. Preferisco cercare quei momenti che magari non vanno nei libri di storia, ma che gettano le basi per tutto il resto. Cambi d’inerzia, vittorie pesanti, fatti inaspettati; cose che succedono, siano esse negative o positive (dipende sempre dai punti di vista). Come se pensassi allo scambio Bryant-Divac come vera causa dei 4 titoli del decennio dei Lakers, o alla pallina numero uno agli Spurs nel ’97 come pietra miliare dei successi di San Antonio, tanto per fare esempi lampanti ed approfittarne per onorare le due più grandi squadre della decade. Ecco, in egual importanza, i miei opinabilissimi 10 momenti chiave del 2009.

Fortitudo-Montegranaro, una partita di 95 minuti.

Fortitudo-Montegranaro, una partita di 95 minuti.

08/02. Al PalaDozza succede qualcosa di strano. Sul 74-73 per la Fortitudo, Minard segna a tempo scaduto l’ipotetico tiro della vittoria per Montegranaro, annullato; la società marchigiana protesta, e per due mesi la Effe oltre a subire deliri e disastri del suo staff dirigenziale non potrà stare tranquilla neanche sul campo, senza sapere se quei 2 punti la aiuteranno a salvarsi o no. La partita si recupera il 15 aprile e i biancoblù vincono 110-107 dopo 3 overtime, ma sarà inutile a fine anno. Restano due mesi di sconfitte ed attese, a metà fra il campo ed i tribunali: chissà cosa sarebbe successo altrimenti, Sacrati a parte.
19/02. La Cinderella passa il testimone. Avellino era stata la grande nuova realtà del 2008, con il successo in Coppa Italia e l’incredibile approdo in Eurolega; nella nuova stagione a ricoprire il ruolo di sorpresa è Teramo, che arriva per la prima volta alle Final Eight addirittura con il terzo seed e per uno strano destino deve affrontare i Lupi. Finisce 76-70 con Capobianco fradicio di felicità (e di sudore, detto da uno che era in conferenza stampa) a celebrare un risultato storico, che “ufficializza” la grande stagione della Banca Tercas proprio contro il suo modello.
19/02. Mentre Poeta ed il suo coach festeggiavano in hotel, dall’altra parte dell’oceano un ginocchio si storceva, e l’intera stagione NBA non sarebbe più stata la stessa: nel secondo quarto di una partita contro i Jazz, Kevin Garnett s’infortuna, impedendo ai Celtics di avere un vero shot per il repeat. Non farà in tempo a tornare, perché Boston senza il suo faro difensivo –e non solo- si schianterà in semifinale contro i Magic dopo aver faticato l’impossibile anche nella serie storica contro gli inesperti Bulls, che –lo dico- altrimenti avrebbe faticato a vincerne una.

Il Signore Degli Anelli (sullo sfondo): Le Due Torri.

Il Signore Degli Anelli (sullo sfondo): Le Due Torri.

09/04. Lo Staples Center, durante una W contro i Nuggets poi sconfitti in Finale di Conference, riaccoglie il bambinone: Andrew Bynum torna dopo un lungo stop per infortunio, gioca 4 partite di regular season e nei playoffs dà una grossa mano a Los Angeles nella conquista del titolo, soprattutto a livello tattico insieme a Gasol nella formazione di due torri insormontabili per chiunque. A proposito dello spagnolo: il vero trampolino per il titolo gialloviola fu nel 2008, il primo febbraio, quando Pau arriva in California da Memphis cambiando le sorti della franchigia.
10/05. Alla Futurshow Station, davanti agli occhi increduli di pochissimi scribacchini, si consuma un’assurdità sportiva senza precedenti: nel momento in cui via cellulari/internet arrivano le notizie da Teramo del viaggio in purgatorio dei cugini, Bulleri segna i tre liberi che pareggiano l’ultima di regular season, preludio ad un suo grande supplementare e ad una serie da MVP che butta fuori Boniciolli ed i suoi, privati del fattore campo. La curva però in quel momento esulta, senza sapere che, per colpa di un fallo stupido, dovranno rinunciare a tre anni filati di Eurolega (la licenza va così a Roma) e ad edizioni della Virtus probabilmente molto più forti.
17/05. Orlando sovverte ogni pronostico e va a dominare gara 7 di semifinale al Garden di Boston. È la sublimazione del basket dei Magic che poi farà capitolare anche i Cavs di Lebron: 13/21 da tre per la squadra di Van Gundy che la vince anche e soprattutto tirando da fuori, quando nessuno durante la stagione pensava che un basket simile sarebbe potuto essere produttivo ai playoffs. Il 4/5 di Turkoglu ed il 3/3 di Pietrus sono il preludio ai capelli bianchi che entrambi faranno venire ai tifosi di Cleveland nelle settimane successive, negando ai romanticoni una finale Kobe-Lebron dopo aver reso impossibile anche il classico Celtics-Lakers.

Three-peat, and counting.

Three-peat, and counting.

Luglio. Lo strapotere di Siena, più che con i soliti numeri, secondo me si può spiegare con due mosse di mercato, perché il terrore impresso sul campo è secondo quantomeno in ordine di tempo a quello economico. Minucci si può permettere di prendere il miglior giocatore della squadra che la sua Montepaschi ha appena dilaniato in finale, l’Armani, e fargli fare la riserva di un campionissimo come Sato. E soprattutto, può comprare senza problemi uno arrivato secondo nella corsa all’MVP e…girarlo in prestito ad una che in un mondo normale sarebbe una sua diretta concorrente. I due David, Hawkins e Moss: un pezzo di complemento ed uno inutile per l’attuale roster dei biancoverdi.
05/08. Anni di disastri di Recalcati hanno il proprio sunto in una sconfitta vergognosa. E non è quella di 20 in Francia che condanna ufficialmente gli azzurri a guardare gli Europei da casa, e neanche quella successiva con la Finlandia in casa. A Cagliari arriva la Francia senza Tony Parker: una squadra più che battibile, senza troppe motivazioni dato che aspetta il suo leader per vincere agilmente le gare successive ed approdare al torneo. Ma l’Italia, avanti di 5 a poco dalla fine dell’overtime, riesce a buttarla lo stesso, subendo un 8-0 finale di parziale e perdendo 80-77.
14/09. La favoritissima Spagna non sta facendo un gran Europeo: ha appena perso con la Turchia e ci si domanda se le Furie Rosse si stiano risparmiando o se le loro difficoltà siano reali. Dopo il primo quarto con la non irresistibile Lituania gli iberici sono sotto 24-15 ed i dubbi si ingrossano. È lì che finisce l’Europeo, quello equilibrato: cambio di marcia evidente ad occhio nudo, vittoria tranquilla 84-70 e la squadra di Scariolo non si volta più, vincendo in scioltezza le partite che contano (nell’ordine, contro Polonia, Francia, Grecia e Serbia) con uno scarto medio di 20,5 punti.

Provaci ancora Greg.

Provaci ancora Greg.

05/12. La sfortuna si abbatte ancora una volta sulla giovane e di belle speranze Portland: dopo che Greg Oden aveva saltato quasi l’intero anno da sophomore per un infortunio al ginocchio, durante una partita interna contro i Rockets salta totalmente la rotula del centrone, ed i Blazers devono rassegnarsi ad un’altra stagione insipida e ad un progetto di vittoria che si allunga sempre più. I maligni, o meglio i cinici, nutrono dubbi sulla tenuta fisica globale di un potenziale dominatore, appellandosi alla crescita fisica troppo veloce dell’uomo-bambino; altri parlano solo di jella. Sarà uno dei grandi temi del nuovo decennio: chi aveva ragione?

S.B.