Di Bella e Jones fanno volare Caserta

“Bologna è solo biancoblù”. Il coro della Fossa, quella casertana, riecheggia a Futurshow Station vuota e regala a qualsiasi fortitudino un brivido particolare, quello della vendetta. Caserta, i cui tifosi sono gemellati con quelli dell’Aquila, sbanca perentoriamente Casalecchio 84-72 e vola momentaneamente al secondo posto, attendendo Biella-Teramo e Avellino-Siena in una giornata topica di questa prima parte di campionato.
È l’attacco che condanna la Virtus, che tira un inguardabile 33% da due e viene tradita da Moss, alfiere che stecca e non segna un punto fino alle concitate fasi finali. Caserta ha l’immenso merito di segnare più di 80 punti alla squadra di Lardo, che non riesce a distanza di una settimana a confermare la splendida vittoria contro Avellino. L’impresa in trasferta lancia Sacripanti ed una bellissima storia fatta di scommesse come Jones ed Ere e del favoloso Di Bella di questo inizio di stagione, ancora fortemente decisivo in tutti i momenti più importanti della partita. E con una dedica importante: quella per Claudio Sabatini, che lo cacciò da capitano ed ora dovrà buttare giù qualche amaro di quelli buoni per digerire una prestazione del genere del play da capitano di un’altra bianconera.
L’impatto dei lunghi virtussini è subito pesante, anche se sarà un fuoco di paglia: Maggioli batte Marquis da fuori e Michelori andando in post basso, poi il solito Fajardo entra e dà subito una scossa con due punti in contropiede ed un gran tap-in che chiude il quarto, portando a 10 i punti dei centri nei primi 10’. Caserta dipende enormemente dalla gestione di Di Bella: i vari Ere, Bowers e Doornekamp sono tutto fuorchè dei trattatori di palla, e Koszarek non è niente più di una decente riserva. Fra gli eventi del primo quarto, da registrarne due che faranno nevicare nella notte: un ottimo taglia fuori di Maggioli su quel mostro di Jumanji Jones e due triple consecutive di Penn che fanno sgranare gli occhi a tutto il palazzo. Caserta non riesce a correre, ma tiene i ritmi ad un buon livello anche contro la zona; ne risulta una partita godibile, anche grazie –finalmente!- ad un trio di arbitri piuttosto permissivi, che non fischiano tutti quei contatti sotto canestro che spesso rendono il basket simile al football, non per la fisicità ma per i momenti morti. C’è anche la testardaggine di Vukcevic nella Virtus: dopo che Jones gli nega con la stoppata una bella linea di fondo, nell’azione successiva va direttamente a schiacciare concludendo con il punto esclamativo una cosina che non tentava probabilmente da un lustro.
Caserta raccoglie tanti punti dalla spazzatura e domina a rimbalzo ma azzanna col tiro da fuori: quando le entra ne può fare 100 a partita, e in occasione della tripla dell’”italiano” Martin al 15’ Lardo deve forzatamente chiamare timeout sul 22-30. Quello che sorprende, però, è la difesa casertana: l’attacco delle V Nere non è il massimo, si sa, ma l’atletismo della squadra di Sacripanti è capace di chiudere tutto soprattutto quando l’ex Cantù schiera quattro o cinque mori in campo. Righetti rovina il trilione con un falletto, e non è una notizia (rientrerà solo per commetterne altri due nel finale); lo è il fatto che Moss finisca la prima metà con 0/5 e uovo, rifiutando stranamente ogni tiro da fuori e quindi incidendo veramente poco grazie alla difesa fisica di Ere e Bowers. Gli arbitri mi smentiscono iniziando a fischiare anche i sospiri, soprattutto alla squadra di casa; in un metro così Sanikidze ci sguazza, e finalmente si fa sentire con 4 rimbalzi offensivi di fila su tiri suoi ed altrui che fruttano tanti liberi (5/6 nel giro di poche azioni) e riportano sotto la Virtus. Koponen si iscrive al primo tempo all’ultimo secondo disponibile, e con la sua prodezza da otto metri il pari è praticamente riagguantato. La difesa di Lardo, dopo aver sofferto un po’, lavora benissimo negli ultimi 5’, e nonostante non lo diresti mai, la proiezione del 32-34 su tutta la partita darebbe ancora una volta meno di 70 punti agli avversari.
Di Bella riapre le danze con la tripla del +7, ma Penn gli risponde da campione con la sua terza bomba, un grande assist a centro area per la tomahawk del rollante Hurd che dà i suoi primi segni di vita ed infine due liberi che la pareggiano a 39, dopo oltre 12’ di vantaggio Pepsi. Moss continua a giocare in between –dio lo benedica- ma continua a sbagliare ogni conclusione, lo scatenato ex Di Bella fa 5-0 in 20” e Lardo deve inventarsi ancora qualcosa nel timeout sul 40-48 del 27’. Stavolta però non ci riesce: Hurd sfonda, Jones la piazza da sette metri ed il coach virtussino rischia un inusuale tecnico pur di scuotere l’ambiente e far avere un po’ di credito ai propri lunghi con la sua squadra sotto di 11 sia nei punti che nei rimbalzi. Un altro paio di fischi dubbi –con in mezzo la quarta tripla su quattro di Penn- e la Futurshow Station è una bolgia, fra la Fossa che festeggia il 55-43 ed il pubblico di casa infuriato. Di Bella vede il sangue e vuole la tripla di fine quarto, ma gli esce e si deve accontentare di 10 punti di vantaggio: la Virtus deve attuare la regola Peterson (per chi si fosse perso le milioni di telecronache di Dan: recuperare un punto al minuto, con calma e solidità mentale).
Vukcevic mette finalmente la sua prima tripla, Penn sbaglia finalmente la sua prima tripla: no, non siete ubriachi (o forse sì, visti giorno e ora), i nomi non sono invertiti. La difesa di Lardo diventa lunga e spaventosamente attiva con l’inizio dell’ultima frazione e la Pepsi riesce a tirare solo dopo enormi fatiche, quando ci riesce. Il problema di Lardo, però, è dall’altra parte: con il pochissimo talento a disposizione, se Moss stecca una gara così clamorosamente il risultato sono orrori su errori e 50 punti in 35’. Se si gira pure l’ennesima caviglia della stagione, stavolta all’unico attaccante puro rimasto, vale a dire Vukcevic (la lista si aggiorna, dopo gli infortuni a Collins, Blizzard, Fajardo e Penn), sono volatili per diabetici. Di Bella fa 16 con l’ennesima penetrazione, Penn 17 con la quinta bomba ma c’è solo lui per l’offensiva virtussina. Jones trova un 2+1 e la chiude, chiudendo con 17+14 e ricordando all’altro all-around Moss –che poco dopo fa gol da tre- che i campioni dominano anche tirando 3/11 come lui. Sacripanti deve soffrire ancora, perché la Virtus aumenta al massimo livello immaginabile l’aggressività difensiva e riesce a rosicchiare punti su punti, grazie a Koponen, ad un Sanikidze bestiale e alla seconda tripla di Moss che si sveglia a babbo praticamente morto. Ma è solo disperazione: Di Bella la chiude un’altra volta con i liberi dei falli tattici, e la Virtus vincerebbe solo con un altro paio di minuti a disposizione. “Tutti a casa alè”, cantano i fantastici tifosi casertani: con 84 punti segnati a Casalecchio, l’impresa stavolta l’ha fatta la loro squadra.

Pagelle Virtus: Penn 7, Koponen 6, Righetti sv, Fajardo 5, Sanikidze 7, Maggioli 5,5, Moss 4, Moraschini 6, Vukcevic 5, Hurd 4,5.
Pagelle Pepsi: Koszarek 5, Di Bella 8, Bowers 7, Michelori 5,5, Doornekamp 6,5, Marquis 6, Ere 6,5, Martin 6,5, Jones 8.

S.B.

Spettacolo? No, grazie, meglio vincere

Applausi per Lino.

Applausi per Lino.

Non voglio fare quello che sale sul carro del personaggio cool, ma Lino Lardo, in questo momento, è il miglior allenatore d’Italia. Non me ne voglia il signor Pianigiani, dal 30 maggio 2007 imbattuto al PalaSclavo. Al tempo fu sconfitto, in gara 1 di una semifinale poi dominata, dalla Lottomatica che in questi anni è stata la squadra che più gli ha dato filo da torcere, ma senza mai rappresentare veramente una minaccia. Tanto per rendere l’idea di quanto tempo sia passato e di quante cose siano cambiate mentre Siena continua a mantenere il suo record, tre giorni prima di quella data Walter Veltroni si candidava come futuro leader del neonato Partito Democratico. Da brividi, da leggenda. Ma su Pianigiani, pur fenomenale e messinesco che sia, non abbiamo le controprove: non ha portato in finale scudetto una squadra con Mario Gigena titolare, non ha salvato una società già fallita che in NBA avrebbe fatto del tanking spudorato per 82 partite. Ed ora, non sta guidando la Virtus con meno talento degli ultimi 20 anni (fatte eccezioni per le edizioni del periodo retrocessione ed immediato ritorno) ad una stagione che si profila molto più soddisfacente del previsto. In questi giorni, se il signor Lardo leggesse la carta gratis dove viene versato inchiostro a mia discrezione, probabilmente arrossirebbe. Ma la mia non vuole essere una crociata o uno sviolinamento, quanto un plauso. Si parla tanto di meritocrazia in Italia, e allora mi chiedo perché sulla panchina di società dispendiose come le metropoli ci sono la matricola Gentile ed il pluribocciato Bucchi e non Lino. Il suo basket, se non spettacolare (ma sfido chiunque a non esaltarsi per qualche lato debole o una zona press fatti ben bene) è quello vincente, lo ripetono spesso oltreoceano e lo dimostrano varie edizioni di Obradovic o Riley, tanto per dire due nomi. Sono fermamente convinto che la Virtus, oggi e soprattutto domani col rientro di Collins, sia una contendente molto più seria della Lottomatica e dell’Armani. Perché al contrario delle altre non è una collezione di figurine una volta tanto, e perché il manico conta tantissimo, soprattutto in certe fasi calde della stagione.

Eric Williams ha cercato di prendersi la squadra sulle spalle, risultato: 45 di valutazione, ma un'altra sconfitta.

Eric Williams ha cercato di prendersi la squadra sulle spalle, risultato: 45 di valutazione, ma un’altra sconfitta.

Mi riesce difficile, invece, parlare razionalmente della situazione pesarese. In città si dicono tante cose, si critica aspramente ed ingiustamente il presidente e la società intera. La gente non capisce che giocare senza il centro titolare (e l’unico, finchè il secondo è Calamity Shaw e a gettone prendi un’ala grande dal rendimento nullo), sul quale l’allenatore ha basato tutta la mentalità offensiva della squadra, è veramente controproducente. Non si ricorda che il campionato dura 30 partite e non 10. Si è già dimenticata che quest’estate tutti applaudivano la dirigenza, ringraziandola per gli sforzi economici e per aver portato a roster un buon numero di pesaresi doc. Basta qualche sconfitta e il mercato fa schifo, la società ha il braccino corto e se ne deve andare, e –ciliegina- i conterranei sono il cancro della squadra. Beh, il mio consiglio è solo di riflettere, perché delle convinzioni estremamente positive non possono diventare totalmente negative nel giro di cinque o sei partite, e neanche di sette. Va bene essere umorali, ma qua si sta esagerando, e la società è stata anche perfetta –almeno sulla carta, poi saranno i risultati a parlare- nella presa comunitaria che era già prevista a monte della stagione. Inutile nascondere che i problemi tecnici ci sono: il grande mistero è capitan Hicks in crisi nera, ma d’altronde dopo tre anni senza sbavature doveva rifiatare prima o poi, a 33 anni. Sakota sarà sempre così discontinuo, Green no; e il Williams di domenica, oltre a far fischiare le orecchie di Markovski, ha mandato un segnale a tutti i centri del campionato. La panchina è migliorabile, intanto è stato posto un altro mattoncino serbo in attesa di un calendario più benevolo. Ma c’è chi parla di retrocessione, e non posso che ridergli in faccia. Forse sono troppo ottimista, ma un roster del genere retrocede solo se non viene pagato (ogni riferimento a retrocessioni realmente avvenute è assolutamente voluto). E non fa i playoffs solo se le sorprese di stagione reggono per nove mesi, e in tal caso complimenti sinceri a chi le costruisce, le sorprese. Però il mio avvertimento è: diffidate delle prime giornate, potreste avere sonore delusioni.

S.B.

Italy, no-system=no-glory.

Fra un problematico restyling del sito e l’altro, trovo il tempo di commentare mestamente anche cosa succede in terra italica. Sicuramente, e questo è sfuggito a pochi, non è un campionato bello da vedere. Intenso, combattuto, finora pieno di sorprese, tutto quello che volete ma non esteticamente accettabile. Ad alcuni piace il basket difensivo –anche a me-, ma solo quando il basket difensivo sa essere bello ed armonico, e questo non lo è. Abbiamo un campionato brutto. E oltre che brutto, scontato. Credo che solo qualche pazzoide in tutta Italia abbia scommesso contro Siena quest’anno, e sono destinati a perdere i loro soldi; al confronto l’Inter che vince lo scudetto nel calcio sarebbe data a 3,40. Insomma, questo periodo nero del nostro basket, fra i disastri della nazionale, zero competitività nelle coppe (con la solita, unica eccezione) e torneo che stenta a decollare, non è per niente finito. Non è una questione di budget, stavolta; non è una questione di giocatori italiani, perché il trio della NBA sta facendo faville e gente come Aradori, Amoroso o Di Bella è leader delle rispettive squadre; è questione di approccio. È banale e ripetitivo dire per l’ennesima volta che le squadre che vincono sono quelle con una certa continuità negli anni a livello di roster, ma è propedeutico a qualsiasi altra cosa. È scontato anche dire che i coach non sanno più cosa inventarsi e ormai si limitano a svolgere il compitino standard in attesa del prossimo licenziamento, ma è la realtà. E nessuno ha mai nascosto che in questo periodo i giocatori sono molto più attratti dai soldi e soprattutto dal sistema di altri paesi come Spagna e Russia, e quelle sono due cose che la nostra Lega non può offrire a nessun fenomeno. Obiettivamente, finchè non circolano soldoni anche qua, credo che il basket italiano continuerà a stagnare nella propria melmosa noia di basso livello. Fa male dirlo, ma al giorno d’oggi senza circolazione di moneta non si può offrire un prodotto decente a livello globale, ed è ormai quasi impossibile costruire squadre realmente vincenti senza un budget importante a monte, anche se realtà come quelle canturine, teramane o avellinesi sono esemplari da questo punto di vista. Ma non sono vincenti.

Chevon Troutman, una forza della natura.

Chevon Troutman, una forza della natura.

Mi soffermo sulla big sensation di questo inizio di stagione, i Lupi. Non si può dire niente di male su Ercolino a livello gestionale, ancora una volta il suo staff ha azzeccato gli americani e preso dei buoni comunitari di complemento. Pancotto si sta riscattando dalla scorsa stagione dannata, Troutman è una forza della natura e Dee Brown mi sta facendo vedere quello che avevo solo intravisto quando lo seguivo ad Illinois. Akyol per ora è un flop, ma quanto tornerà dall’infortunio sono convinto che farà molto bene, o avrò già perso una delle mie grandi scommesse della preseason. Un’altra squadra che gira per il verso giusto è Caserta, che ha dalla sua un pubblico torrido ed un leader, Di Bella, del quale gli osservatori hanno sempre sottovalutato la garra e il clutch. Milano sarà ancora una volta nel limbo fra il fare il salto di qualità per diventare una grande ed il rimanere una triste incompiuta. Opinione mia: con Bucchi in panchina, una squadra non sarà mai grande. Stesso discorso, almeno in questa parte iniziale della sua carriera, per quanto riguarda Nando Gentile e la sua Lottomatica. Che se Vitali fosse quello di Montegranaro, se Datome esplodesse, se Hutson fosse 10 cm in più, se se se…forse se la potrebbe giocare con la Montepaschi. Ma forse, eh…ma anche no –ops, scusate. La Virtus, la squadra che per ovvi motivi vedo giocare di più, è semplicemente quadrata: non ha talento da playoff fino al rientro di Collins, non ha una bocca da fuoco capace di costruirsi un tiro, non ha panchina in questo momento per la serie di infortuni subiti. Ma è compatta, dura e Lardo sta facendo un gran lavoro sulle teste dei giovani per renderli tutti dei piccoli Fajardo. Tutto il contrario si può dire della Scavolini: per ora, a partire dal sorteggio del calendario, è stato tutto un disastro. Si può recuperare, con un innesto o anche senza, sperando che Vellucci non lasci perdere tutto dopo sei partite amare. Il roster c’è, e con un po’ di pazienza arriveranno anche i risultati che la piazza preme per avere.

C'è poco da sorridere, Damon...

C’è poco da sorridere, Damon…

Quello che salta sempre agli occhi, purtroppo, è che per fare una buona stagione in Italia, nel 2009, basta una cosa. Azzeccare i tre passaportati USA. È la stessa storia da anni e si ripete nuovamente: Avellino impazza con Brown-Nelson-Troutman, Varese va male per colpa dei problemi a Thomas e Slay, Williams sta fuori e di conseguenza Pesaro non vince mai, Winston è alterno e Roma lo è con lui, Teramo vince quando Jones e Diener la mettono. Sì, ci sono comunitari ed italiani molto importanti in ogni squadra, tranne Siena -ops, scusate-, ma il succo è che vai dove ti portano i mori (o i mormoni, o quelli dell’Indiana). Sarà il solito campionato, qualche sorpresa per ogni parte di stagione, Roma-Milano-Virtus a contendersi continuamente il ruolo ormai ben poco ambito di anti-Siena, e quelli verdi che vincono. Le solite ottime Cantù e Treviso che fanno conoscere al mondo nuove leve, Biella e Teramo che si confermano fra le medio-alte, sempre che di “alto” si possa parlare. Ah, e la società di Papalia che colleziona figuracce di ogni tipo, dentro e fuori dal campo –ops, scusate.

S.B.

Power Rankings Italia, parte terza

Dopo gli aspiranti allo scudetto e gli aspiranti ai playoffs, analisi di una lotta sempre interessante fino in fondo: quella per rimanere nella massima serie, per arrivare ad una salvezza che significa una stagione. C’è un caso particolare, quello di Varese, che per il roster costruito poteva benissimo stare nella precedente serie di squadre, ma in qualità di neopromossa dovrà pagare lo scotto di un primo anno da perenne sottovalutata.

Sta a Big Pilla rifare grande Varese.
Sta a Big Pilla rifare grande Varese.

Cimberio Varese – Si fanno le cose in grande per il ritorno in A della storica società lombarda che ha dovuto fare il salmone come Virtus e Vuelle. La base di partenza è egregia e provata: con Pillastrini, ci sono il bomber Jobey Thomas, l’esperto Childress in regia e Ron Ron Slay a fare il joker fuori e dentro l’area. Il quartetto si intende, come dimostra l’ottima stagione di Montegranaro nel 2006-07 quando le pietre miliari della neopromossa erano proprio loro quattro. In più, la presenza di Michel Morandais –indimenticato dai napoletani, che sanno decisamente genio e sregolatezza- rende la squadra oltremodo pericolosa, atletica, aggressiva. Così come la presenza di Simone Cotani, che ha una nuova chance nella massima serie come sesto uomo; poi l’enorme esperienza di Galanda e un mix di gioventù in panchina (da Martinoni a Passera a Fabio Mian) a cercare una salvezza tranquilla, e forse candidarsi ad un posticino fra le prime otto contando su un coach che ha raramente fallito.
Voto alla squadra: 7
Voto al mercato: 8

L'arrivo di Luke Jackson ha esaltato la piazza emiliana.
L’arrivo di Luke Jackson ha esaltato la piazza emiliana.

Carife Ferrara – L’avventura di Collins, ferrarese e playmaker modello, si interrompe dopo tre bellissimi anni; a rimpiazzarlo arriva Sangarè, una carriera da rilanciare in una piccola. I colpi dell’estate sono due: la riconferma di Jamison, uomo di peso nel vero senso del termine (i kili ufficiali sono 125, le capacità di fare la boa innate), e l’arrivo di Luke Jackson, mai molto utilizzato in NBA ed ex belloccio della situazione a Cleveland, Los Angeles, Toronto e Miami. Sicuramente il talento è dalla sua, ma non abituato a trascinare squadre professionistiche, potrebbe essere un flop clamoroso. La solidità è garantita dalla combo guard Grundy, già inarrestabile in precampionato, dallo “svedese” Nnamaka e dal cambio di lunghi, Joel Salvi. Obiettivo salvezza, ma con l’ottimo Valli una rincorsa come quella dell’anno scorso (tre vittorie fino a gennaio e 11 da lì in poi con una clamorosa serie di cinque alla fine) è sempre dietro l’angolo.
Voto alla squadra: 6,5
Voto al mercato: 7

L'esperienza di Di Bella sarà fondamentale.
L’esperienza di Di Bella sarà fondamentale.

Pepsi Caserta – Tutto nelle mani di una coppia di cavalli pazzi. Sceglie il rischio Caserta, attaccandosi ad un cavallo di ritorno in Italia come l’irregolare fenomeno Jumaine Jones, ed una novità assoluta –tanto suggestiva quanto insicura- come Ebi Ere. Guardia e ala alle basi di una squadra poco convincente, con troppi oggetti misteriosi, da Bowers a Kavaliauskas, da Doonerkamp a Koszarek, promettenti ma mai minimamente testati da queste parti. Uniche sicurezze, capitan Di Bella in cabina di regia ed il sempre utile Michelori a dare contributo nel reparto ali, mai deludenti per rendimento, che si ritrovano ad essere le vere chiocce della squadra dall’alto dei loro 31 anni (!). Il manico, però, è garantito: Sacripanti viene dalla buona esperienza pesarese ed è entusiasta del nuovo (economico) corso casertano. Difficile sperare nei playoffs, o forse persino controproduttivo: meglio concentrarsi a rimanere ancora in Lega A anche con i patemi dell’anno scorso, al ritorno dopo un decennio nel basket che conta.
Voto alla squadra: 5,5
Voto al mercato: 6,5

Robert Hite: fenomeno o flop?
Robert Hite: fenomeno o flop?

Sigma Coatings Montegranaro – Si punta sulla concretezza in casa Sutor. Dopo il miracolo di due anni fa (quarti in regular season) e tre apparizioni consecutive alle Final Eight alle prime tre stagioni in A nella storia, la società continua a perseguire i propri fini a fari spenti come d’abitudine. Arriva Frates e non potrebbe andare meglio per una squadra che punta alla salvezza; arriva Brunner, mister solidità (e arrivederci all’estetica), fantastico negli scorsi playoffs con Biella. La curiosità è Hite, guardia ex Heat che bazzica in Europa da un paio d’anni e cercherà la sua dimensione nella città marchigiana; potrebbe essere l’anno buono anche per Antonutti, che a 23 anni è voluto rimanere in A dopo una vita nella decaduta Udine. Difetto evidente della squadra sarà il playmaking: il titolare Maestranzi viene dalla LegaDue, Cavaliero non si è mai dimostrato capace di prendere in mano le redini di un sistema per limiti mentali e tecnici. Insomma, Vacirca ha già fatto miracoli in questi anni ed ora si cerca il quarto, ma non è per niente scontato.
Voto alla squadra: 6
Voto al mercato: 6,5

A Cremona risuona ancora l'eco della festa promozione.
A Cremona risuona ancora l’eco della festa promozione.

Vanoli Cremona – Cinderella della Lega A, la squadra cremonese non può che sperare nel mantenimento della serie. Agli ordini di Stefano Cioppi (esordiente insieme alla società) una squadra sfiziosa, che potrà sicuramente lottare quantomeno per la terzultima piazza e godersi l’entusiasmo della gente che vedrà tante “prime” al palazzo di squadre e giocatori mai nemmeno immaginate o sognati. Incredibile l’acquisto del play Rowland (e del suo gustoso passaporto bulgaro), soffiato alla Scavolini quando sembrava già fatta; ottimo quello di Brandon Brown, duttile e atipico ma anche rimbalzista, ad accompagnare la promessa Cusin (che, a 24 anni, sarebbe considerato promessa in pochi altri paesi) sotto canestro. La doppietta di scorers Bell-Forbes garantirà grattacapi alle difese avversarie, completando un quintetto molto interessante. La pecca, per l’appunto, è il contorno: corta e insicura, la panchina dovrà saper buttare il cuore in campo durante i minuti di rifiato dei big stranieri.
Voto alla squadra: 6,5
Voto al mercato: 7

Gaetano Papalia, un nuovo progetto sotto il Vesuvio.
Gaetano Papalia, un nuovo progetto sotto il Vesuvio.

NSB Solsonica Napoli – Sembra già scritta la storia della neosocietà napoletana nata dalle ceneri, o forse dalle finte tali, di Rieti. La serie di assurdità di primavera reatina+estate partenopea potrebbe probabilmente invidiarle solo un tifoso della Fortitudo (e, purtroppo, non è una frecciata), e alla fine il povero Marcelletti si ritrova fra le mani un roster mozzato: il solo, anziano Bonora come playmaker, Reynolds e Oglesby come guardie, Mario Gigena e i punti interrogativi Drobnjak e Muurinen in ala, Spippoli (5 punti nell’intera scorsa stagione nel disastro di Rieti) ad aspettare un titolare decente al centro, con Allred appena spedito a Pesaro. La società non ha ancora un bacino di giovani dal quale attingere, e le prossime mosse saranno decisive: al momento, la LegaDue fra nove mesi è pressoché certa. Peccato, per una squadra –ora cambiata in tutto- che l’anno scorso aveva lottato all’inverosimile per salvarsi quando già condannata fuori dal campo.
Voto alla squadra: 4,5
Voto al mercato: 5

Power Rankings Italia, parte seconda

Continua la previsione sulla carta delle squadre di Lega A di quest’anno, ad un paio di settimane dall’apertura delle danze. Dopo le pretendenti dichiarate al titolo, è il turno di chi lotterà per i playoffs e magari per un buon piazzamento: le squadre medie, pressoché sicure della salvezza e che cercano sempre la ciliegina su annate nel limbo fra forti e scarsi, che altrimenti rischiano di diventare routine.

Poeta-Teramo: un matrimonio perfetto.
Poeta-Teramo: un matrimonio perfetto.

Banca Tercas Teramo – Avellino lo scorso anno non è riuscita a confermare i meravigliosi raggiungimenti di due anni fa; Teramo, da Cinderella del 2008-09, vuole invece andare avanti e se possibile migliorarsi, dopo che nei playoffs gambe e voglia si erano un po’ sgonfiate. Dopo aver superato le paure di perdere il play rivelazione dell’anno si riparte dalla coppia dei miracoli, Capobianco-Poeta, a comandare un gruppo che cambia però tutti gli extra del roster: arrivano il James Thomas che i fortitudini hanno tanto amato -ma anche no-, e come esterni proprio l’ex Air Diener (eccellente tiratore e difensore sottovalutato) e lo straripante Bobby Jones, vero animale da contropiede. Ripetere la stagione dei miracoli sarà estremamente difficile, con un’intelaiatura mutata in buona parte ma non nell’anima: l’entusiasmo del giovane coach partenopeo è già una garanzia, e i suoi fedeli soldati (da Lulli a Cerella al nazionale Amoroso) garantiscono tanta legna. L’approdo ai playoffs dovrebbe essere persino facile, sperare in qualcosa di più –sia esso la Coppa Italia o la semifinale scudetto- sarà il grande incentivo della stagione teramana.
Voto alla squadra: 7,5
Voto al mercato: 7,5

Aradori contro Datome: italiani all'arrembaggio
Aradori contro Datome: italiani all’arrembaggio.

Angelico Biella – La semifinale della scorsa stagione ha dato una spinta in più ad Atripaldi, che forte del nuovo palazzetto e di un pubblico da urlo ha voluto fare un regalo ai propri tifosi. Il suo nome è Fred Jones, ex di tante squadre NBA ed ex vincitore della gara delle schiacciate. Sulla sua concretezza ci saranno da fare mille esami, soprattutto perché è un giocatore monodimensionale (o tira triple o schiaccia e tende a difendere poco) e potrebbe avere seri problemi ad adattarsi all’Europa. Resta il fatto che potrebbe essere uno dei giocatori più spettacolari ad essere approdati in Italia negli ultimi anni, e che il mix con Joe Smith rischia di essere letale offensivamente. Arriva anche Pasco per rendere ancora maggiore il rapporto alley-oops/IQ cestistico, fra gli italiani si punta sull’esperienza del cavallo di ritorno Soragna e sull’esuberanza di un Aradori che ha dimostrato una personalità “gallesca” negli scorsi playoffs. Plisnic come quattro titolare lascia fuori Garri che rimpolperà una panchina molto inesperta. Squadra da tutto o niente, l’Angelico potrebbe essere il cavallo impazzito del torneo.
Voto alla squadra: 7
Voto al mercato: 8

Micheal Hicks, da capocannoniere a capitano.
Micheal Hicks, da capocannoniere a capitano.

Scavolini Spar Pesaro – Vellucci ci vuole provare. Investe, e tanto, su una coppia vincente come Marquis Green ed Eric Williams, rende il capocannoniere Hicks capitano dopo l’addio (lo dico senza remore: un toccasana per la squadra) di Myers, si accaparra il giovane Sakota che, a quanto visto dalle amichevoli, ha le potenzialità per essere il giocatore-sorpresa della stagione. Il progetto è tutto pesarese e tutto “in piccolo”, dato che i cognomi recitano Flamini, Cinciarini e Tomassini. Tralasciando la pochezza della battuta, il nuovo Dalmonte ha le chances per una grande stagione e l’ambiente lo aiuterà, grazie alle scelte oculatamente populiste della dirigenza. C’è, però, grande preoccupazione per i destini di Williams, che forse a causa del dimagrimento estivo impostogli dal contratto, ha misteriosi problemi addominali dal suo arrivo a Pesaro e dovrà stare fermo un mese se non di più. Arriva così Lance Allred da Napoli: il centro non udente ha firmato per due mesi, e non è stato speso il visto extra perché già tesserato da un’altra squadra italiana, e darà una grossa mano in attesa di conferma o taglio quando e se tornerà il centrone.
Voto alla squadra: 7,5
Voto al mercato: 8

Cenk Akyol, un avellinese da NBA.
Cenk Akyol, un avellinese da NBA.

Air Avellino – Il tornado Ercolino vuole continuare a fare bene con un progetto “alla Cantù”, prendendo a basso costo stranieri da lanciare, senza alcuna garanzia se non quella di avere ottimi scout come quelli brianzoli. Dee Brown e DaMarcus Nelson sembrano un buon inizio per un reparto guardie fra i più pericolosi del campionato, ma anche fra i più incerti; il giovane fenomeno turco Akyol si candida subito per un posto da protagonista dell’intero torneo. La squadra sembra un po’ corta e leggera sotto, dove non c’è nessun centro puro fra Troutman e l’impronunciabile duo polacco Dylewicz-Szewczyk, futuro terrore di battitori di tastiere di ogni tipo in tutta Italia. Pancotto, dopo il fallimento in Fortitudo, ha una carriera da riscattare: difficile fare peggio dell’anno scorso a livello di spogliatoio e risultati, difficile accontentare una piazza che ormai si è abituata decisamente bene.
Voto alla squadra: 7
Voto al mercato: 7

Andrea Trinchieri: che possibilità a Cantù!
Andrea Trinchieri: che possibilità a Cantù!

NGC Medical Cantù – Un nome: Othyus Jeffers. Stampatevelo in testa perché pare che quest’anno al Pianella si divertiranno parecchio con lui: esplosivo, completo, aggressivo. Ancora una volta si setaccia il mercato straniero e si pescano ottime cose, come Jerry Green e Maarten Leunen. C’è un Markoishvili da rilanciare, un Lydeka in crescita e un Ortner a fargli da cambio come centro, c’è un Urbutis da scoprire. C’è il trio di espertissimi italiani, Giovacchini-Mazzarino-Mian, sul quale fare quadrato in spogliatoio e con il quale aiutare in campo una serie di giocatori molto giovani e un allenatore, l’emergente Andrea Trinchieri, che ha solo cinque anni più del boscaiolo friulano trentaseienne al ritorno nella massima serie. La dirigenza merita ancora una volta un plauso e l’approdo ai playoffs, e chissà che anche quest’anno non uscirà qualche campioncino dalla squadra che negli ultimi anni ha scoperto gente come Thornton, Stonerook e McCullough.
Voto alla squadra: 6,5
Voto al mercato: 7,5

S.B.